Vivere nel reale ciò che si desidera

Ama Regina:
“Ciao regina. Da anni ormai mi rendo conto che virtualmente sono più aperto con i miei desideri e taboo mentre la mia persona reale è completamente inibita. Secondo te esiste un modo per superare i miei blocchi e cominciare a vivere nel reale ciò che si desidera? Ogni tentativo fin ora incappa nei miei limiti e abitudini. Grazie
Marco79cr “

Caro Marco gajardo, per la tua domanda ti ringrazio due volte. Innanzitutto perché è il primo quesito con cui inauguriamo la rubrica di posta gallarda “Ama Regina, Regina risponde”. Secondo perché proprio questa estate mi sono trovata a ragionare su una questione inerente: il nome del padre.
Quindi, innanzitutto, ti domando: Di chi è il tuo nome? Quanto sei pronto a dare per riscattarlo?
E’ tutta la vita che lotto per riscattare il mio nome e il diritto a essere padrona della mia faccia e so molto bene quanto il prezzo sia alto. I blocchi che senti non sono solo tuoi, ma sono come dei posti blocco istituzionali, virtuali ma capillari, sono memi radicati e stratificati, sui quali abbiamo costruito usi, costumi, immaginari, leggi, suggestioni allucinanti e allucinate. Questa lotta non è solo tra te e te, ma anche tra te e i dispositivi di auto inibizione umana. E’ importante tenerlo sempre presente per poter capire quello succede e poter scegliere volta per volta cosa vale la pena fare.
Innanzitutto sfatiamo un mito: non è vero che basta una foto a rovinarti la vita, a meno che la tua vita non sia già appesa alla sottile minaccia del consenso. Se sei qualcosa che non sei solo perché sai che non hai altra scelta sei nella merda perché quello che stai vivendo non è veramente la tua vita, stai rinunciando a raccontare e quindi a dare vita alla tua storia, storia che non avrai altro modo di conoscere. Questa rinuncia è una lacerazione inenarrabile a prescindere da qualunque libertinaggio, a questo punto dare scandalo non è un rischio ma un’opportunità, te lo dico da esperta. La tua attenzione dovrebbe spostarsi su cosa desideri davvero e su quanto sei disposto a dare per i tuoi veri sogni.

Rinunciare al conforto dell’ipocrisia significa essere gnosi nella psicosi, è una controtendenza che pregiudica l’omertà su cui si basano le più grosse ingiustizie sociali con cui siamo abituati a convivere e che chiamiamo “normalità”

Una delle cose che mio padre non ha mai accettato è che i miei desideri fossero così lontani dai suoi, ma ciò che infine lo ha davvero stranito è che i miei desideri fossero così lontani da tutto e così terribilmente inopportuni. Eppure è così, sono proprio questi i miei desideri: il cazzo, godere, svalvolare per l’arrapamento e svelarne il potenziale come strumento di indagine della realtà e di cambiamento interiore. Questa sono io e sono qualcosa di inedito, creo la mia esistenza credendo in ciò che vedo coi miei occhi e in ciò che la mia mente rivela. Quando non rinunci alla tua realtà in nome dell’unica e sola possibile realtà condivisa, succedono tante cose, alcune sembrano la fine del mondo e infatti il tuo mondo precedente finisce. Scoprirai che il primo a giudicarti e punirti stai essendo tu per paura del giudizio degli altri, tu hai attivato un allarmismo molto più severo di quanto lo sarà mai il giudizio degli altri. Anzi, finirai per trovarti deluso nello scoprire quanto inutilmente ti sei nascosto. Alla gente non frega nulla di cosa fa Marco79cr col suo uccello, la persecuzione della gente è verso la disubbidienza compiuta e non verso l’individuo e la sua vita privata. Per questo essere consapevoli d’essere oggetto di un meccanismo di gestione sociale ci è davvero utile. Sposta la questione dal privato al politico e non pensare a te come un martire, per sfuggire all’insidia del martirio pensati come avanguardia intellettuale. Gli altri sono un mezzo per interloquire con te stesso, se diventano guardiani del tuo anonimato esistenziale allora allarmati. Rinunciare al conforto dell’ipocrisia significa essere gnosi nella psicosi, è una controtendenza che pregiudica l’omertà su cui si basano le più grosse ingiustizie sociali con cui siamo abituati a convivere e che chiamiamo “normalità”.
Tu forse vorresti solo partecipare a un mio set porno senza indossare la maschera, ma in realtà stiamo parlando del tuo diritto all’esistenza, del tuo diritto a mettere la faccia in ciò che ti piace e quindi a pretendere che sia lecito il tuo piacere, il tuo desiderio, il tuo diritto a decidere cosa è bene per te e a raccontare la tua visione del mondo.

Liberandomi dal ricatto della reputazione mi sono svincolata da un’inibizione talmente profonda da non permettermi di percepire il mio desiderio in altro modo che come un impiccio

Chiaramente sto immaginando che i limiti e le abitudini che ti frenano siano legati al giudizio degli altri, questo perché è sempre stato un mio tema. Proprio con l’esibizionismo ho messo le mani sulla mia immagine, questa in quanto avatar dava una forma alla mia esistenza, una forma sotto il controllo altrui. Liberandomi dal ricatto della reputazione mi sono svincolata da un’inibizione talmente profonda da non permettermi di percepire il mio desiderio in altro modo che come un impiccio. Non riconoscevo i miei sogni, perché li giudicavo osceni e senza senso. Ma di fatto mi è sempre stato chiesto di assomigliare a qualcuno che non sono io e di non dare fastidio con la mia natura e le mie aspirazioni così disdicevoli.
Ma magari, invece, le tue inibizioni prendono forme diverse, si ancorano a “inestetismi fisici”, ad ansie prestazionali o cose simili. Forse dovresti raccontarmi che forma prende il tuo sistema inibitorio. Ma molto probabilmente scopriremo che, in ogni caso, di fatto ciò che conta è che tu vivi a metà, e che questo ti porta comunque lì dove sono partita io, a volere di più e a volere che la tua vita sia innanzitutto tua!

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