Casa, dolce casa

wink

Quando ero piccola, ogni sera o quasi, all’imbrunire, mi prendeva una tristezza furibonda. Il sole tingeva il cielo e le rondini ci si lanciavano, gridando, come se volessero tagliarlo a brandelli. E io iniziavo a piangere: “Voglio tornare a casa!” era la mia litania.  “Chi sa dov’era casa mia” cantava anche una terribile canzone dei Nomadi, mentre io ancora me lo chiedo.
Ci sono delle cose con cui uno fatica a confrontarsi e queste, a volte, si ripresentano sotto una luce nuova, rendendosi improcrastinabili, persino promettenti, se non irrinunciabili. Bene, è venuto il momento che io ve ne parli, perché prima di tutto Pornoguerrilla è stata la traccia pubblica di un’avventura intima e voi, i miei lettori, siete il pubblico della mia intima ricerca a cui io devo comunicazione chiara. In realtà non vi devo nulla, ma nell’offrirvi sincerità siete voi a diventarmi utili, perfino indispensabili per certi versi. Quindi questa è una dichiarazione per me ma è un invito per voi, se ci siete ancora, lì da qualche parte nel profondo buio della rete.

Dunque vengo al punto, nel 2009 nasceva Rosario Gallardo, progetto a cui abbiamo dato tante energie sia quando splendeva il sole che nei giorni di pioggia, e la pioggia qui a Milano non è mai mancata a nessuno. C’eravamo quando si arrivava al sabato e, dopo una settimana di lavoro, invece di andare in montagna si rimaneva a casa a montare un cortometraggio o a fare uno shooting in salotto o quando, a cene con gli amici, loro parlavano di politica e tu insistevi (e ancora insisti) per fargli fare un’orgia. C’eravamo quando c’era da pagare l’attrezzatura, le location, le pizze ai performer (perché anche a noi che si lavora per l’amore a un certo punto viene fame) e si pagava con il ricavato delle cam fatte in pausa pranzo su cam4: due euro per vedermi fare la pipì, 60 centesimi per vedere il mio buco del culo e un po’ per volta si stappa anche una bottiglia di spumante. C’eravamo quando Vimeo ci chiudeva l’account (senza rimborsarci i mesi che non avremmo più potuto godere, naturalmente) senza preavviso e senza darci la possibilità di fare un backup, una volta, due volte, tre volte, lasciandoci senza video online, sottratti alle selezioni per i festival e ai nostri collezionisti che li avevano anche già pagati. C’ero quando ho scoperto che non potevo più presentarmi professionalmente come “Maria Tinka Iniotakis counselor a mediazione corporea con studio in città studi, a Milano, e 10 anni di esperienza in collaborazione con altri professionisti del settore eccetera” perché ormai ero per tutti innanzitutto Rosario Gallardo con tutte le aspettative del caso. C’ero quando tra le mamme delle scuole elementari mi si presentava (sempre alle spalle) come “la pornostar” e c’era tutta la mia famiglia quando una di queste mamme ha deciso di punirmi, in pieno stile da bulla, perché ero colpevole d’essere, nella mia più completa indifferenza, idolo erotico del marito.  Ma c’ero anche, anima e corpo, mentre la mia fica eiaculava davanti a 500 persone dal vivo, per una serata organizzata da Buka allo Striptease in Viale Padova, oppure con molta meno gente, ma tutti molto preparati e contenti, in teatro a Cosenza per chiudere la stagione MILF (Musica Indipendente, Letteratura e Filosofia) a cura del Filo di Sophia, o al Company Club a Roma per la festa di chiusura della seconda edizione del Hacker Porn Film Festival. E dunque la lista delle gioie e dei dolori che in questi nove anni hanno portato il nome Rosario Gallardo potrebbe continuare ancora per un bel po’, ma il punto è un’altro e quindi basta coi preamboli e vengo al punto , stavolta per davvero.

Vogliamo trasformare Rosario Gallardo in una factory capace non solo di autosostentarsi ma anche di darci da vivere in modo da poterci dedicare tutte le nostre energie. In questo modo raggiungiamo due importanti svolte: essere in grado di far crescere il progetto e farlo fiorire nel suo potenziale, quindi offrire a voi tutti qualcosa di più e, nel contempo, dare a noi la possibilità di vivere facendo quello che più ci piace fare al mondo, godere e condividere il nostro godimento in pubblico.  Rosario Gallardo nasceva nel più completo autofinanziamento, questo ci ha sempre reso liberi da qualunque logica di mercato, ma ha anche mantenuto la nostra produzione moderata e marginale. Certo, nessuno immagina Rosario Gallardo come moderato nei toni, ma lo siamo stati nella mole di produzione e nelle aspettative di lavoro. Non sapevamo come distribuire i cortometraggi e un po’ ci imbarazzava anche questo metterci in vendita. Così infatti, un po’ di anni fa, ho iniziato a lavorare sulla mia puttana interiore, per fronteggiare la mia difficoltà nel chiedere danaro. Ho scritto e fatto ricerca sulla storia della prostituzione e sulla morale che l’accompagna, abbiamo creato dei laboratori sul tema e fatto dei cortometraggi, mi sono presentata ai quattro venti come puttana e ho iniziato a chiedere sempre almeno un rimborso spese per me e per i miei performer. Perché essere pagati vuol dire farsi legittimare, darsi la possibilità di continuare, di fare di più, di dare di più. Dare un valore oggettivo alle proprie azioni collocandole nella dimensione dello scambio commerciale, lungi dalla dimensione affettiva e oltre anche quella amatoriale, ci porta a riconoscere e chiedere riconoscimento oggettivo e concreto del nostro valore.  Quindi può andare male, certo, ma se mai invece a voi, nostro pubblico, venisse voglia di partecipare, allora potrebbe davvero venire fuori qualcosa di bello.

bukaCome me lo immagino? Quello che manca è innanzitutto un’opinione diversa, un luogo di riflessione alternativo a quello dei media e della morale puritana americana che ci viene propinata, che è pure peggio della nostra morale cattolica d’origine. E questo è un problema politico, di ordine pubblico, ma sopratutto è un assetto economico. Perché poi di figa con cui spararsi le seghe nel web ce n’è anche molto meglio della mia, più fresca e ripresa con la steadycam in panoramica, il vento tra i capelli messi in piega e l’illuminazione perfetta.  Quello che però noi proponiamo è un’intenzione diversa ed è, prima di tutto, un concetto. E’ un concetto messo in pratica e che nell’azione cambia, evolve, ed è questa la vera pornografia: un atto rivoluzionario. E come in qualunque rivoluzione servono due cose: gente e fondi.  Probabilmente saremo in quattro gatti, ma io non posso non tentare. D’altro canto non so vivere diversamente, a me piace scopare più di qualunque altra cosa al mondo e ho scoperto che questo genera tante altre situazioni interessanti: so contagiare il desiderio, il mio pensiero si fa sempre più lucido, riesco ad aiutare le persone a sciogliere certe questioni perniciose coi loro demoni interiori. Potrei mai buttare tutto all’aria perché la mia posizione sociale non è prestigiosa? Non credo. Tutto sta a vedere se riusciamo ad autosostentarci. Lo so, quando racconto in giro dei miei dubbi tutti rimangono sorpresi che io ne abbia, perché chiaramente dispongo di una grande ricchezza e non saperla far fruttare è una incapacità inverosimile. Ebbene si, questo è il mio demone, la mia sfida esistenziale degli ultimi vent’anni: nei meandri delle mie istanze interiori c’è una piccola me che ha ancora paura di sfidare suo padre emancipandosi dall’infanzia economica. In effetti, fare soldi significa diventare grande come papà e farli grazie alla mia fica è davvero la disubbidienza risolutiva all’autorità paterna che mi vorrebbe al pari suo come genere ma un passo indietro per conseguenza temporale. Ma io ho la fica e ce l’ho bellissima!

 

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