Menzione speciale

Al Fish&Chips film festival ci è stata consegnata la menzione speciale per il nostro primo lungometraggio: “CUMPER”

Un film che annulla le differenze tra vita privata ed esperienza artistica. Lontano ma vicino alle produzioni indipendenti straniere si fa apprezzare per l’onestà delle spinte creative in cui l’aspetto estetico passa in secondo piano alle esigenze di sperimentare e sperimentarsi.

Ringrazio tutti innanzitutto per aver accolto così bene il nostro primo lungometraggio alla sua prima proiezione, ma anche perché questa menzione è il nostro primo riconoscimento ufficiale assegnatoci sul territorio nazionale. Essendo anche gli unici autori italiani in rassegna a Torino, posso dire che è stato un piccolo passo per noi ma un grande passo per la nazione. Quindi bravi.
Rosario Gallardo non nasce come fabbrichetta di film ma, nel bene e nel male, come espressione e sperimentazione personale e di coppia. Quindi anche adesso che facciamo film che oltre a vederli ai festival è anche possibile comprare, abbiamo mantenuto un modus operandi tutto nostro. Cosa cambia? Una produzione classica procede più o meno a partire da un soggetto che da vita a una sceneggiatura, poi a un casting fatto in base ai personaggi e solo dopo alle riprese che si svolgeranno più o meno come immaginato e scritto. In questo modo i performer interpreteranno dei ruoli e quindi diventando strumento di un’idea nata in un momento antecedente e quasi sempre da persone diverse da chi poi è in scena. Nel porno, anche in quello meno narrativo, la sceneggiatura segna chi fa cosa e con chi lo fa. C’è scritto fin dal contratto quante e quali pratiche sessuali svolgeremo e per quanto tempo.

Come funziona la produzione del Pornopovero Gallardo, invece?

Innanzitutto è un fatto che quando si lavora a budget zero del naïf bisogna farne una virtù. Di buono c’è che siamo sempre svincolati dalle pretese del pubblico così come di un eventuale committente. La Santanchè direbbe che siamo imprigionati dalla povertà, io dico che siamo scalzi e chi non ha scarpe non ha padroni. Ma chi ci segue sa che noi per produrre i nostri film raccogliamo i fondi tramite i nostri (pirotecnici) camshow.

Ma veniamo a come noi si produce poi di fatto. Il soggetto spesso non viene assolutamente delineato a priori, altre volte consiste nel mettere a fuoco pochi punti chiave. Innanzi tutto parto da cosa sento, inizio a maturare dentro la cosa, la covo come un’influenza, ne parliamo a fiume. Ciò che concordiamo e determina profondamente il lavoro è la location. Chiaramente si decide con che mezzi registrare e intanto, a seconda di che vissuto sto elaborando, si coinvolgono persone. Non ho mai scelto un candidato per ragioni fisiche tranne la volta che un mio vicino di casa scambiò il non ancora Giovane Manfredi per mio figlio. Ma in quell’occasione il Giovane Manfredi era già a casa mia e quindi aveva già passato la selezione. La selezione è semplice e prescinde dal film, avviene per simpatia, per attrazione a pelle, banalmente. Se sono da sola davanti alla telecamera non serve decidere molto a priori, di solito avviene ciò che deve avvenire, ma se c’è qualcun’altro con me c’è bisogno di dare delle indicazioni. Non dico al performer cosa deve fare, a meno che non stiamo lavorando proprio sull’esecuzione di comandi. A volte concordiamo dei gesti che costituiscono una struttura dentro la quale poterci vivere un’esperienza da creare tutta in tempo reale. Ad esempio, “facciamo che ti lego a questo gancio. Ti va?” E poi, da lì fino alla prima pausa tecnica, è carta bianca. Le pause tecniche possono essere una modifica della prospettiva di ripresa ma anche una pipì e sigaretta. Poi si riprende “Vorrei mangiare l’anguria direttamente dal tuo inguine. Ti va?” Magari cose complesse le che concordiamo con giorni d’anticipo, ma come ci si incontrerà, toccherà, scoperà non è prevedibile. Non tutti i set si concludono in copule, a volte qualche pisello è rimasto moscio, qualche fica anche. In questi casi qualcuno ha pensato di non essere “bravo”, ma non è vero! Oramai spiego prima che la bravura sta nell’essersi messi in gioco davanti ad una telecamera, magari al nostro primo incontro, e nell’essere parte della pornoguerrilla. Non c’è una performance ginnica a cui adempiere, non vendo scopate un tanto al chilo e visto che mi sento libera io per prima di non mettere la lingua dove non ho voglia di metterla, la stessa libertà è di tutti sul set di Rosario Gallardo. Questo è il nostro modo di “scrivere” tutti assieme il soggetto del film, in tempo reale. Il film non racconta ma mostra, non vi sono recitazioni ma avvenimenti. In questo modo non è tutto sotto controllo, ciò che avviene non è stato prima tradotto in parole e poi in immagini ma rimane quanto più possibile frutto di impulsi a pelle. Ora due domande ovvie. Come faccio a dare senso compiuto al film? In fase di montaggio individuo i momenti in cui la fotografia è buona e nel contempo sta avvenendo qualcosa che fa drizzare i peli sulla pelle, mano mano la storia si delinea da sola. Come mai nei film RG ci sono sempre tanti grossi cazzi duri? Questo perché in generale le persone che si propongono sono più spesso quelle che già sanno che “non faranno cilecca”; in realtà è difficile che io lasci qualcuno in pace con la sua cilecca quindi poi ottengo quasi sempre anche il climax. Quasi sempre le persone non amano mostrare di sé i momenti di esitazione, in fase di montaggio prediligo sequenze che siano “epiche” anche prese singolarmente. Non per censurare la narrazione di quei momenti di fragilità ma perché la mia priorità è il piacere di noi RG e dei nostri ospiti. In questo la nostra produzione ricorda quella dei prediciottesimi. Gratificanti ritratti di epicità. Perché no?

cumperCumper è l’apoteosi del nostro modus operandi. C’è il set, ma col confine labile. Nessuna linea guida, nessuna indicazione, solo una camera che usiamo in quattro e non tutti con competenza. E’ un non-fiction, infatti. Annulliamo i filtri tra ciò che avviene e ciò che si mostra perché “la nostra sessualità è una creazione artistica”. Non è che “l’aspetto estetico passa in secondo piano”, questa è proprio l’estetica che volevamo. E’ la nostra porno estetica!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.