Faccia storta

senzacazzo01I pompini che voglio, quando voglio.

Domenica scorsa le amiche incontrandomi mi chiedevano cosa mi fosse mai successo: perché mai quella “faccia storta?” La nostra è una brutta epoca, care mie, ecco cos’ho.
Quaranta ore che non copulavo, un’eternità per i miei ritmi di manutenzione dell’umore, una qualche luna infilatasi in non so che costellazione e tanta voglia di cazzo (che comunque non basta mai).  La routine quotidiana e le buone maniere, le dinamiche sociali, sembrano avere un grande scopo prima di tutto il resto: tenerci lontani dal sesso, sia questo copulativo, onanista o parafiliaco. Tutto deve sublimare in un vorrei ma non posso: la civiltà è un’eterna deviazione?  Buona sera, vorrei del cazzo, il suo è disponibile? Ma è buona educazione non avere il cazzo, non riferirsi al cazzo, non offrire il cazzo, eccezion fatta nei casi in cui serva alle necessità procreative e ai rituali di formazione dei nuclei familiari. Ma che cazzo!
Come sanno i miei lettori io sono maritata a un’uomo che mi da tanto cazzo, uno dei suoi nick è Bruno Bastoni e di Bastoni in genere ne ha per tutte le occasioni; non mi ha mai lasciato a bocca asciutta è dunque il caso che vi spieghi che cazzo cerco. Non vado raccattando persone disposte a colmare dei  buchi che altrimenti rimarrebbero vuoti, piuttosto sento che nei rapporti che ho, in genere, vi sono dei buchi lasciati vuoti dall’assenza d’eros. Mi piace portare la possibilità erotica esplicita nelle relazioni e nei contesti quotidiani, è uno dei nostri argomenti più cari nella realizzazione delle nostre creazioni pornografiche. Se voglio un cazzo e basta ho una lunga lista di gente in attesa ma, anche quando seleziono le persone per realizzare film o cam show, non cerco il cazzo più lungo ma la relazione più interessante.  Comunque diciamolo: è sempre il momento giusto per un pompino, ed è meglio averlo fatto che non averlo fatto. La difficoltà nel vivere scambi erotici non rende la vita meno pruriginosa, anzi, intensifica l’effetto “desiderio” e la sua perversione in nome di una morale che sostiene una specifica scelta di credo; ne consegue un’impalcatura sociale a cui non voglio collaborare ma a cui mi tocca partecipare. La scelta di tutti gli altri non è la mia ma l’esito di tutte queste scelte, che non condivido, genera la realtà nella quale esisto e quindi eccomi a creare i miei rituali di sopravvivenza e sabotaggio, comunicazione e scardinamento al fine di fare i pompini che voglio, quando voglio.

senzacazzo02Una serie di sfortunati eventi

Dunque ora vi racconterò una storia senza gloria né gioia né pompini. Quella stessa domenica, dopo uno shooting senza cazzo, che mi domando a cosa serva farsi fare delle foto nuda se poi non si scopa, sono già tutta agguerrita e le mie amiche leggono sul mio volto l’espressione allarmata della fame e della carestia. In serata siamo da dei nostri amici che oltre a noi ricevono un altro ospite, a noi sconosciuto, un ragazzo longilineo con la camicia stirata. Subito penso: ecco la mia preda, lo voglio. Mi siedo sul divano di rimpetto e spalanco le cosce, solo dopo un’ora il tizio dice  qualcosa del tipo: “Pensavo si fossero spostate di lato, ma tu non indossi affatto l’intimo e spalanchi le gambe. Quanta libertà!”. Vorrei rispondergli: “No, è che ti sto predando”. Il signor C è un tipo a modo, non si droga e ci tiene a farlo sapere, è molto educato, è asciutto nel corpo e nei modi, insomma è agli antipodi del vecchio porco, sembra piuttosto un nobile a cui è rimasto poco altro che la sua nobiltà. Mai ti aspetteresti dal signor  C che ti metta il cazzo in mano quindi la cosa interessante a questo punto è realizzare questo evento improbabile. Così quando è ora di andarsene mi offro, chiaramente col permesso di mio marito, di dargli un passaggio in macchina: lui abita a due isolati ma è buio, non si sa mai. Non si sa mai chi ti sta dando un passaggio in automobile, potrebbe essere Rosario Gallardo e tu nemmeno sapevi che esistono. Bene, lo faccio accomodare in auto, subito mi seggo dietro con lui e parto all’attacco.  Non ho assolutamente un piano, così esordisco con un: “Parlami di te” poi, non avendo il coraggio di mettergli le mani sul pacco e basta che, diciamolo, è bella pesante come invadenza ma tutti mi dicono che si fa così, gli propongo invece di fare un film porno. E’ in effetti un’ottima idea ma in verità sarebbe stato bellissimo anche un bel pompino in macchina, senza produzioni divulgative. La tecnica dell’invito a girare un porno è una bischerata, sappiatelo!  Infatti lui non desidera divulgare la sua immagine ed esporsi nel web, così rifiuta. Avrebbe rifiutato anche un pompino? Non lo sapremo mai perché a questo punto io manco di prontezza, non riesco a  gestire, sono troppo ingolfata di fame di cazzo per condurre una buona caccia.  E’ morbido e inesorabile l’abbraccio del’impotenza. Mi arrabbio con me stessa e cerco di dissimulare in snobismo, risolvo che da lui quindi non voglio altro, lo saluto e passo a sedermi davanti con il mio due di picche in faccia. Del resto si sa che arrivare a un primo appuntamento troppo arrapati significa bruciarsi ogni possibilità di padroneggiare la situazione. Lui va via ringraziandoci per averlo informato di questa nostra arte, perché è un’amante dell’arte.  Poi dicono che i maschi sono tutti uguali… non è vero, purtroppo. Mai come quella sera ho odiato l’arte.

Cinque persone che volevano giocare a biliardino, ma erano in cinque (consigli per gli acquisti)

E’ difficile fare un approccio, ma vediamo nel dettaglio quale pensiero ha decretato la fine del mio tentativo, perché voi sapete che mi servite per fare autoanalisi! Quindi eccomi lì, sono sul sedile posteriore con un altro uomo e mio marito è al volate, zitto come un autista. Mio marito, in privato, mi aveva chiesto esplicitamente di prendere il cazzo al nostro ospite, ma in quel momento me lo ero dimenticato.  Come mai? E’ stato in un’istante e nelle mie orecchie non c’era più la sua frase reale “si si, se ci riesci fa pure cara. Sai che adoro vederti prendere cazzi”. Un istante prima vedo un biondino che fa fatica a raccogliere le sue cose dal sedile della macchina mentre viene predato da una versione porno di Mickey e Mallory Knox, un attimo dopo vedo una quarantenne che fa la vacca a spese di un marito cornuto e un malcapitato che cerca di fuggire.  “Non mettiamo in imbarazzo papà, cattiva bambina!” Lo spettacolo mi è apparso improvvisamente “becero“, meglio interrompere.
Ora, io ritengo che questo apparirmi “becero” sia il risultato di un improvviso senso di colpa dato dalla grande libertà che mi stavo prendendo. Non credo di aver ferito il nostro ospite occasionale, quindi si è trattato di un senso di colpa non funzionale, quantomeno non funzionale a noi tre. 
La parola “becero” mi è già stata proposta come commento alla nostra produzione da parte di un fotografo che fa fetish patinato , roba polverosa e decisamente passé. Lui, un certo G, ci ha domandato (su facebook) come mai la nostra produzione è così  “becera“. Analizziamo quindi la parola: “becero” è una persona ignorante, chiassosa e volgare, che offende per ignoranza e trivialità. Persona che manifesta la sua rozzezza d’animo e di abitudini con modi volgari e insolenti. Ora, che io sia ignorante dei buoni motivi che portano lui alla sua produzione e non alla mia, ne sono grata. Quindi si, ignoro il motivo per cui il signor G realizza, ancora oggi, immaginari in cui l’eleganza si genera grazie all’effetto calzino sulla lente e a una continua “solo allusione”. Probabilmente è alla ricerca di un riscatto morale o di facili consensi. Mentre si, Rosario Gallardo è offensivo, mi ritrovo con questo piglio bellicoso, ma sulla trivialità invece ci sarebbe tanto da dire: sfido chiunque a fare come me e invitare i suoi amici a fare altrettanto prima di banalizzarmi! Del resto mi riconosco nel temine “volgare” come “sguaiato” e “osceno”, ma non è una novità. Abbiamo scritto fiumi di parole elettriche e su carta stampata in merito a questa oscenità che libera.  Ma, sopratutto, mi riconosco nell’insolenza, e che la rozzezza d’animo sia una negligenza è un assunto culturale opinabile. Ad evitare la becera che è in me, domenica scorsa, mi sono ritrovata con la mano vuota e la bocca asciutta. E un’eleganza di cui non so che farmene. 
Certo è che, se avessi un apparato riproduttivo sviluppatosi all’esterno invece che all’interno, non si tratterebbe più di una questione di stile ma sarei piuttosto sul confine del reato. La fisionomia dei miei genitali e quella delle persone a cui faccio avance cambia completamente lo statuto della cosa: da donna che, con eleganza opinabile, cerca di coltivare delle passioni malviste a uomo molesto che fa il porco. Beh, del resto c’è una scala sociale con chiare assegnazioni: io ad esempio non posso zappare la terra a petto nudo all’orto comune. Di sicuro so che se fossi un maschio eterosessuale sarei nella merda! Il signor C  sarebbe una signora C molestata e il signor G sarebbe uno che mi ha finalmente detto in faccia il minimo di ciò che merito. Ma ringraziando il celo ho la vagina, sono alfabetizzata quanto basta ad argomentare e sono pure piacente, nonostante l’età che, anzi, mi dicono che fa pure fetish.
Quindi vi invito tutti a godere della nostra becera arte nel massimo della sua sfacciataggine comprando i nostri prodotti più beceri: i filmini porno! Abbiamo deciso di venderli attraverso la piattaforma Cam4, becera anch’essa, attraverso cui già facciamo live. Oltre ad alcune cortissime clip fatte col cellulare, vi trovate le puntate del nostro film porno più becero: una gang bang in cinque. “Labrutepoque” in realtà è una webserie, parla di queste cinque persone che volevano giocare a biliardino ma erano in cinque. Inoltre una di queste cinque persone ha i genitali diversi e, trovatasi senza aste di ferro da far ruotare, inizia a sperimentare nuovi modi per fare goal. E’ una storia avvincente, molto becera, girata questa primavera nei locali de Labrutepoque in Via Crescenzio Nomentano 6, Milano, che infatti da il nome alla serie stessa. Nessun membro del cast né della crew è stato maltrattato per queste produzione.

Quando mi vedete con la faccia storta è sempre perché ho bisogno di più cazzo. Non voltare la faccia dall’altro lato, lasciando che l’astio attanagli il ventre di chi hai davanti, non basta chiedermi come mai ho quella faccia! Combattiamo assieme per la gioia di vivere e per l’abbondanza: quando ne ho bisogno dammi il tuo cazzo.