
In questi ultimi anni mi sono chiesta come facessero, molte mie conoscenze, a conciliare la teoria del no gender con cose come il #metoo.
E martedì sera ascoltando “Rosetta non è un genere. Dal femminismo all’Utopia Queer alla Libreria Verso” ho finalmente scoperto che non ero la sola a inorridire. Ehm, voglio dire, a domandarsi se non fosse una geometria impossibile.
Perché è urgente iniziare a parlare di quanto cambiare il nostro modo di intendere la sessualità possa cambiare noi stessi e il nostro modo di relazionarci e quindi la gestione delle cose.
“Molti dei punti problematici che ho elencato sopra smetterebbero di essere un problema se iniziassimo a considerare davvero il sesso alla stregua di una qualsiasi altra attività umana.
…si potrebbe finalmente iniziare a riflettere sulla necessità di non applicare un cartellino col prezzo anche alla sessualità. Si potrebbe ragionare sul paradosso dello sdoganamento sessuale e della sua mercificazione senza alcuna remora, e lì attivarsi per demercificare e decolonizzare dal Capitale anche tutti gli altri spazi della vita, a cominciare dal lavoro.”
“Ripensare #meetoo” di Elisa Cuter, corelatore dello speech.
Qualcuno preferisce iniziare parlando della lingua italiana e degli asterischi posti in sostituzione delle desinenze caratterizzanti del genere, qualcuno rievoca il grande classico dei modelli di genere. A me piace andare dritto al punto. Quando scopri che il tuo desiderio sessuale (che ti viene chiesto di omettere/omologare/colpevolizzare) è la parte costitutiva della tua identità, non puoi più fare a meno di dargli voce e spazio.