La vita dopo la Buka

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Venerdì 17 gennaio abbiamo reso possibile un sogno, il mio: ballare e scopare in mezzo a centinaia di persone. Una festa stratosferica, nella quale la divinità dell’orgia non è bandita, anzi, le abbiamo imbandito una festa dentro la festa.
Questa cosa ha un nome: “sex positive corner”, ma quando è a cura di Rosario Gallardo il nome deve essere “THE REAL sex positive corner”, perché con noi la cosa si fa seria; dentro la movida Milanese, in via Padova, allo Striptease, in una splendida festa della Buka con la musica di Ivreatronic.
Dunque, di che si tratta? É una cosa nuova? É una di quelle feste dove si ammicca e si fa i sexy e poi nessuno fotte? No. É un orgia? No. É un club privé dentro una discoteca? No. É molto meglio.
Immaginate un ampio locale (un ex cinema) stracolmo di gente, su due piani, e in fondo alla balconata c’è una coda pazzesca. Mi affaccio e non ci credo. La coda prende tutta la balconata da un lato all’altro del locale. Ma torniamo indietro e iniziamo dall’inizio.
La serata parte con le proiezioni selezionate da InsidePorn, un collettivo di Bologna che seleziona cinematografia porno d’autore e alternativa e organizza eventi oramai da qualche anno, ovviamente nella mini rassegna ci siamo anche noi con un nostro cult: “Dance”. Poi io salgo di sopra e allestisco quello che manca: preservativi, salviette umide, kleenex, cestini. Alle 23,40 faccio il mio cerimoniale per il gruppetto che si è riunito su nostro invito, una ventina di persone scelte. La comanda è solo una: godetevela. Invochiamo la dea e il dio dell’orgia, che ci guidino e che ci accolgano.

Nonostante tutta la merda che molta gente continua a disseminare sul sesso, sul piacere, l’orgia è uno stato di grazia, capace di trascinarti come un uragano ma delicatissima da creare.

Nonostante tutta la merda che molta gente continua a disseminare sul sesso, sul piacere, come fosse una bestia da abbattere a tutti costi, come fosse bestiame da macellare senza più un domani, l’orgia è uno stato di grazia, capace di trascinarti come un uragano ma delicatissima da creare. Questo è il mio compito, il mio talento e la mia esperienza; io ho il pollice verde dell’eros. C’è chi è bravo a far crescere le piante, io sono brava a far trovare alle persone l’ispirazione e la serenità necessari a incontrare la grazie dell’arrapamento. Ho il pollice arancio, l’orgia non è “scopare”, è più come una danza mentre cerchi il coro, senza una regola né uno spartito.
La prima ora forse ero un po’ tesa, ma poi ho capito che dovevamo togliere il limite delle venti persone dentro, anche perché già noi eravamo venti. E poi il segreto è quello di trascendere, altrimenti tutti rimangono sulle loro e il luogo non è altro che un privé tra le tende. Invece quello che io voglio è il carnaio, così ho aperto all’orda e l’orda è entrata.

…la memoria di alcove ancestrali ci ha fatto sentire tutti a casa come non mai.

Gente che scopa, gente che guarda, gente che si fuma una sigaretta mentre di fianco schizza della sborra sconosciuta e saltellano delle tette estranee, a caso. La gente sta dentro a volte poco, giusto il tempo che serve per strabiliare, qualcuno ha anche un po’ di paura, altri rimangono quanto basta per acclimatarsi e godere della situazione che si è creata. Una situazione che, di sicuro difficilmente ritroverà altrove. E’ sicuramente il momento giusto di fare sperimentazione, di imparare qualcosa della vastità del’eros, di ampliare le proprie vedute.
C’è chi è passato a ringraziarci, chi ci stringeva la mano, di sicuro chi è riuscito ad entrare non dimenticherà facilmente quanto è bello stare in un luogo conviviale, dove godere della carne non è fuori luogo e dove la memoria di alcove ancestrali ci hanno fatto sentire tutti a casa come non mai.
L’unica mancanza è che non avevo i biglietti da visita da dare a tutti quei fantastici cazzi che ho incontrato…e il giorno dopo ero così arrapata che mi sarei scopata i muri… il mio è un lavoro davvero stressante, ve lo assicuro!

P.S. Se qualcuno di voi era lì lo scorso venerdì notte e volesse contattarmi, scriva a photogallardo@gmail.com 😉

Genesi del Sex Positive Corner

Le feste sex positive vanno di moda già da qualche anno in giro per il mondo. Immaginate feste variopinte, giovani e queer. Molto diverse dai club privé, perché non si va solo per scopare, ma per fare festa; la frequentazione è più giovane e non gravata dallo stigma del porco. Sono situazioni in cui, con tutti i crismi del consenso e del’estetica disney, si cerca di portare il sesso lì dove la droga ha fagocitato ogni prurito. Funzionano? Quasi mai. Sarà che le droghe sesso compatibili sono troppo amorevoli, sarà che l’estetica disney è troppo rassicurante, sarà che le regole del consenso uccidono l’istinto di caccia ma alla fine spesso è molto più piacevole evitare di sbagliare e rimanere a conversare di quanto è bella e necessaria la libertà sessuale.
Poi un giorno mi hanno inviata a fare un evento in un club privé della periferia romana, il Forever Club Privé di Frattocchie, il luogo che mi ha sturato il cuore. Mi hanno pagato tanto per un evento che nessuno ha apprezzato, si aspettavano uno “spettacolino” e io ho proposto un momento di didattica sullo squirt. Di fatto persone che si incontravano da mesi per scopare si sono trovate a conversare per la prima volta di empatia, ascolto, complicità e nessuna droga stava addolcendo la loro percezione del mondo. Ma ciò che conta è quello che loro hanno dato a me. Un tuffo a Frattocchie equivale a sei mesi di psicoterapia. Da Frattocchie ho preso il segreto fondamentale dell’alcova, l’annientamento totale d’ogni alibi. Frattocchie è lo scannatoio. Così ho cercato di portare lo spirito dello scannatoio coatto e preverbale in un contesto trendy, giovane. Questo, a mio parere, è come se distorcesse due prospettive piatte che messe in comunicazione danno profondità, creano uno spazio altro in cui qualcosa di nuovo è possibile.

Lo Scopo è la salvezza dell’umanità

A cosa serve mangiare tutti assieme? A cosa serve ballare tutti assieme? A cosa serve bere in compagnia? A cosa servono le assemblee?
Domandarsi “a cosa serve” condividere situazioni sessuali è tendenzioso, parte dalla forzosa naturalizzazione di un divieto tenuto in piedi attraverso persecuzioni ideologiche, morali e perfino legali. Se non foste attanagliati dalla cultura della repressione non ve la fareste.
Saltando a piè pari qualunque riflessione sulla questione, la domanda che rimane è la più semplice: ti piace? Ti piacerebbe provare?
Di solito la controindicazione è la punizione sociale, ognuno si preoccupa di “cosa pensa/dice la gente”, solo che tutti pensano d’essere giudicati dagli altri e nel temere la condanna la stanno legittimando. Quindi tutti sono “gli altri” e nessuno, di suo, si riconosce come persecutore; nondimeno lo diventa in maniera incosciente nel momento in cui accetta l’ipotesi di condanna.
La gente rinuncia a tante cose pur di non patire l’esilio…

A cosa serve mangiare tutti assieme? A cosa serve ballare tutti assieme? A cosa serve bere in compagnia? A cosa servono le assemblee?
Domandarsi “a cosa serve” condividere situazioni sessuali è tendenzioso, parte dalla forzosa naturalizzazione di un divieto tenuto in piedi attraverso persecuzioni ideologiche, morali e perfino legali. Se non foste attanagliati dalla cultura della repressione non ve la fareste.

Così nascono i luoghi oscuri, quelli in cui si può lasciar emergere parti di sé, condannabili ma difficili da rinnegare. Luoghi di perdizione dove accollare al demonio tutta la responsabilità della dicotomia ipocrita su cui costruiamo la nostra civiltà. Ma la nostra civiltà è l’unica possibile? E’ la migliore possibile? Direi decisamente no, sono un’individuo estremamente ottimista e sono convinta che si può fare di meglio.
E’ per questo che organizzo situazioni di orgia e cerco di creare contesti favorevoli ad accogliere questo tipo di energie in luoghi pubblici, in contesti non strettamente deputati all’incontro erotico. Luoghi come ad esempio il Sex Positive Corner per Buka, un evento a cui accedono centinaia di persone, per lo più giovani, che sono usciti di casa per andare a ballare e ascoltare musica. In questo modo creo situazioni di confine tra la potenza del caos e il conformismo sociale, l’andare a ballare rimane una soglia plastica in cui si può creare la sperimentazione. L’innata spinta all’eros non è una potenza indomabile da tenere a bada. Essa è, invece, tanto irruenta quanto fragile; di solito le persone passano l’adolescenza e la prima giovinezza a placarla e il resto della vita a rimpiangerla. La spinta del desiderio, quella fuori dai binari consentiti, è sistematicamente soffocata dall’angoscia e dall’incompetenza: un mix di furia e raggelante smarrimento scaturito dalla millenaria politica del controllo sessuale, antico almeno quanto il patriarcato.

L’innata spinta all’eros non è una potenza indomabile da tenere a bada. Essa è, invece, tanto irruenta quanto fragile; di solito le persone passano l’adolescenza e la prima giovinezza a placarla e il resto della vita a rimpiangerla.

Ogni mano sottratta alla masturbazione è messa al servizio di un incubo.

Le lacune culturali e il carico di immaginari catastrofici legati al desiderio sessuale sono il più grave danno mai fatto alla nostra civiltà. Danno che avrà bisogno di secoli perché la popolazione ne diventi consapevole, un tempo che noi non abbiamo. L’urgenza di cambiare i nostri usi e costumi riguardo al rapporto tra desiderio e appagamento (e il suo ricollocamento nel corpo e nell’ambito sessuale reale) è ben sottolineata dai resoconti sui cambiamenti climatici. Non c’è altra urgenza che rimodellare i bisogni e riportare alla “natura”, cioè a una ecosostenibilità, il luogo dell’appagamento, dirottando la proiezione allucinatoria della ricerca del piacere sulla carne viva. Un’operazione pericolosa, ma necessaria, in grado di ribaltare i sentimenti e la visione delle cose. Si devono digerire, riscattare e trasformare cose enormi come lo sfruttamento, la sacralizazione e l’ogettificazione. La via per emanciparci dal consumismo distruttivo e dalla schiavizzazione è ancora tutta da immaginare e il luogo della riflessione, a mio parere, non è altro che l’orgia.
Per questo sento l’urgenza di riattaccare il cervello ai genitali e far ri-partire l’intelligenza collettiva (perché collettiva è la responsabilità) ri-attrezzando la nostra cultura di luoghi mentali e fisici per venire, per raggiungere l’intuizione, la percezione dell’altro e la coscienza di sé e ottenere la grazia concedendocela l’un l’altro. La rinuncia al piacere in virtù di incrementare la produttività di massa non è più un’opzione. La reggenza di pochi a scapito dell’organismo collettivo non è più un’opzione. Il pianeta non può sostenere tutta questa energia che si convoglia dall’eros e diventa beni e servizi indigeribili. Sogni fatti di plastica, fatti di accordi internazionali, fatti di paccottiglia intellettuale e spazzatura.

La via per emanciparci dal consumismo distruttivo e dalla schiavizzazione è ancora tutta da immaginare e il luogo della riflessione, a mio parere, non è altro che l’orgia.

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